Donne
All’interno della popolazione immigrata la figura femminile rappresenta l’elemento più debole, vulnerabile e a rischio di esclusione sociale.
A livello nazionale si può senza ombra di dubbio affermare che recentemente l'immigrazione femminile verso il nostro Paese ha assunto una connotazione sempre più specifica ed autonoma rispetto al carattere residuale e secondario che ha caratterizzato i primi flussi e le prime ondate migratorie verso l'Italia.
Se calcoliamo l'indice di femminilizzazione per evidenziare diversità nella composizione dei flussi migratori - che misura quante donne sono presenti in Italia ogni 100 uomini - troviamo 148 donne ogni 100 uomini provenienti da paesi della Unione Europea, 70 donne ogni 100 uomini provenienti dall'Est europeo, 63 ogni 100 uomini dai paesi in via di sviluppo con una media di 78 donne ogni 100 uomini. Mentre l'immigrazione maschile è essenzialmente proveniente da paesi arabi o dell'Africa subsahariana (5 donne ogni 100 uomini per il Senegal; 21 ogni 100 dalla Tunisia e 26 dal Marocco), quella femminile proviene soprattutto dalle Filippine (207 donne ogni 100 uomini), dall'America Latina (232 donne ogni 100 uomini dal Perù; 266 ogni 100 uomini dal Brasile).
E' evidente che questa diversa composizione per sesso denota una differenziazione dei progetti migratori, di esigenze personali ed anche familiari, che stanno alla base della decisione di emigrare.
La scelta di abbandonare i Paesi di origine per venire in Italia è stata presa assai spesso dalle donne. Molte extracomunitarie, escludendo le donne islamiche, sono partite per soddisfare obblighi morali che la struttura tradizionale della famiglia esige nel loro Paese di origine, come pagare debiti di famiglia, far studiare i fratelli più piccoli o acquistare la casa per i genitori, un negozio al fratello, una macchina al marito. Le donne migranti, in questi casi, diventano il perno principale della strategia di sopravvivenza familiare e hanno il ruolo, tra l’altro, di preparare il terreno per l'immigrazione successiva di altri membri della famiglia. Emigrando in Italia riescono a guadagnare 30-40 volte di più che nel loro Paese, garantiscono una fonte importante di denaro per i loro parenti, si costruiscono un nuovo ruolo familiare e sociale nel Paese di provenienza. Si formano, così, gruppi etnici in cui queste donne sono la maggioranza e si creano reticoli sociali atipici esclusivamente femminili (sorelle, cugine, amiche) che si conoscono, si frequentano, spesso vivono insieme, si sostengono a vicenda.
Questo è quello che accade nella migliore delle ipotesi: molto spesso infatti non è possibile per le donne migranti costruirsi un futuro di stabilità lavorativa e di accesso a una “rete informale di solidarietà” come quella appena descritta. Le donne provenienti dal mondo islamico e indiano, per esempio, seguono spesso un percorso migratorio differente. In questo tipo di culture è la figura maschile che precede e che crea le basi per ricongiungere in un secondo momento mogli, figli e madri. In questi casi la figura femminile ha il ruolo principale di accudire i figli e i mariti in casa, chiusa il più delle volte tra le mura domestiche. In questo modo vengono escluse dal mondo esterno e dal contatto con la popolazione italiana. Ciò impedisce loro una qualsiasi forma di apprendimento della lingua di accoglienza e qualsiasi accesso ai servizi del territorio. I figli accedono al servizio educativo solo in età di obbligo scolastico, i mariti si occupano di provvedere economicamente alla sussistenza dei familiari e le donne vengono escluse da qualsiasi forma di socialità. Nei contesti rurali il rischio più grande è quello di restare fuori anche dal circuito della solidarietà tra immigrati, subendo svantaggi profondi, legati al mondo culturale di provenienza che si ripercuotono sul mondo relazionale e sul benessere psicologico della donna.
Nella sua pluriennale esperienza di sostegno alla popolazione immigrata e di promozione dell’integrazione multiculturale, la Cooperativa Sociale PROGETTO CON-TATTO ha conosciuto moltissime donne migranti con situazioni personali e familiari complesse e molto drammatiche: donne sole con figli piccoli a carico, donne in situazioni di estrema povertà che assistono figli malati, donne di famiglie monoreddito che non riescono a trovare una sistemazione abitativa e lavorativa dignitosa, donne che affrontano gravidanze in situazioni di estremo disagio socio-economico e psicologico, donne che lavorano come badanti in situazioni di estrema solitudine e isolamento, donne che dopo anni di separazione dai propri figli desiderano ricongiungersi a questi e incontrano gravi difficoltà per la documentazione necessaria, ecc.
La Cooperativa Sociale PROGETTO CON-TATTO intende costituire formalmente una rete di servizi integrati che comprenda attori sociali pubblici e privati e che divenga un punto di riferimento stabile sul territorio per l’utenza migrante, e per le donne in particolare. All’interno di questa rete il progetto propone l’attivazione di diversi servizi che saranno dettagliatamente descritti di seguito e che hanno lo scopo congiunto di dare risposte concrete ai bisogni più consistenti delle donne e dei minori stranieri in merito alle seguenti aree:
- l’area della prima accoglienza;
- l’area dei servizi clinici e sanitari nell’ambito materno infantile
- l’area relativa alla conoscenza linguistica e a interventi di formazione e informazione per l’accesso alla rete dei servizi territoriali (servizi scolastici ed educativi, servizi sanitari, uffici per l’impiego, ecc)
- l’area relativa alla formazione all’approccio transculturale nei servizi legati alla persona straniera
Attualmente, infatti, non esistono sul territorio pavese iniziative che sostengano nello specifico le donne migranti in difficoltà e che si oppongano al loro forte rischio di esclusione sociale
I bisogni delle donne di recente immigrazione ai quali né le istituzioni pubbliche né il privato sociale riescono a rispondere in modo integrato e funzionale sono moltissimi: la difficoltà nell’affrontare il trauma migratorio proprio e dei figli, nel riuscire a creare una rete di conoscenze che siano di supporto e di aiuto nel processo di inserimento sociale ed educativo, nell’affrontare l’evento nascita lontano dal Paese d’origine e dalle figure di attaccamento di riferimento, nel conoscere e condividere modelli di cura e di maternage all’interno della famiglia,nel comprendere la burocrazia e il linguaggio “istituzionali”, nel compilare lettere e curricula secondo i parametri del mondo del lavoro in Italia, nell’individuare quale servizio e quale figura professionale del nostro ordinamento giuridico e sociale rispondano in modo adeguato ai loro bisogni, nel comprendere le comunicazioni del datore di lavoro, nel cercare una casa dignitosa e ad un prezzo adeguato e nel comprendere i meccanismi legali che regolamentano la situazione del cittadino immigrato nel nostro Paese ecc. Ad esempio anche se in possesso di regolare permesso, molti migranti- e in particolare donne- si trovano in situazioni di grande disagio nel comprendere quando e come avviare le pratiche di rinnovo o di ricongiungimento familiare oppure quali procedure regolino la possibilità di ricevere visite dal proprio Paese oppure nel comprendere quali siano i doveri e i diritti che discendono dalla loro posizione di lavoro oppure ancora nel favorire efficacemente l’integrazione dei propri figli a scuola e nel loro quartiere.