I percorsi interculturali
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Le strorie come specchi magici: Ascoltare una storia significa trovare la parole per dire le proprie emozioni, conoscere meglio se stessi; le storie servono a trovare se stessi.
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L'ordine della trama: Le storie sono rassicuranti perchè mettono in ordine gli accadimenti, danno loro un senso: mentre nella vita reale c'è caos, entropia, inesattezza; nelle storie vige il limpido principio di necessità. Il discorso narrativo conferisce un ordine e una struttura al continuo fluire dell'esperienza.
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La memoria ritrovata: Il tempo diviene tempo umano quando è espresso in un discorso narrativo. Solo attraverso la narrazione è possibile cogliere l'esperienza del tempo.
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Il valore della narrazione: Le storie danno valore alla relazione " Io che ti narro - Tu che mi ascolti" : una relazione basata sul principio di gratuità e di disponibilità assoluta.
Seconda parte:
Introduzione allo studio delle fiabe
Le fiabe, nella loro assoluta semplicità, ci parlano di temi profondi e universali. La loro origine resta un mistero. Chi ha "inventato" Cenerentola, e dove? Di ogni fiaba esistono innumerevoli varianti: essendo testi tramandati oralmente, migrando, variano in minima o in minimissima parte, nel tempo e nello spazio.
Le fiabe sono racconti di tradizione popolare (folktales) tramandati oralmente, come i miti, le leggende e le favole. A differenza del mito, la fiaba ha carattere profano, a differenza della leggenda non si prefigge di spiegare l'origine delle cose; a differenza della favola, non ha una morale esplicita ed è caratterizzata da un lieto fine.
Strutturalmente la fiaba ha un'ossatura composta dalla catena inizio-guaio-lieto fine; ha un'ambientazione spazio-temporale indefinita ("C'era una volta...", "In una foresta..."); presenta personaggi poco caratterizzati psicologicamente e fisicamente, con categorie estetiche e morali assolute e semplificate. Il/La protagonista, in partenza sfavorito (povero, gracile, non considerato o colpito dall'odio implacabile di un antagonista invidioso), deve affrontare il Male, spesso personificato da antagonistio orrorifici in una foresta (strega, orco, lupo). Per superare le prove può incontrare degli aiutanti magici o può cavarsela attivando risorse interiori. Le prove vengono sempre superate e il personaggio giunge al lieto fine avendo compiuto un vero e proprio percorso di crescita e di identificazione. La fiaba è infatti il racconto di formazione per antonomasia , quello in cui il tema del viaggio iniziatico (separazione da casa, viaggio, ricerca, prove, maturazione e identità) appare più evidente.
Narratologicamente, la fiaba è caratterizzata dall'assenza di prima persona o di focalizzazioni: il narratore è esterno e onnisciente.
Stilisticamente, emerge la presenza di formule e ripetizioni,che hanno, nella fiaba, una funzione analoga a quella che la rima svolge in poesia: non solo favoriscono la memoria del narratore, ma soprattutto richiamano l'attenzione dell'ascoltatore su elementi tra loro collegati.
Ad esempio, la classica triplice ripetizione di prove fornisce l'importante possibilità di prevedere il modo in cui l'azione si svilupperà, incrementando così la competenza narrativa di chi fruisce della narrazione. L'incipit caratteristico (presente con varianti in tutte le culture) , "C'era una volta", serve a costituire itualmente un patto narrativo tra chi narra e chi ascolta. Il C'era una volta sospende l'incredulità e dona accesso a un mondo possibile in cui i lupi parlano e le zucche divengono carrozze.
Le fiabe sono caratterizzate dall'oralità, ma nel corso della storia molti sono stati gli autori che le hanno raccolte e trascritte o riscritte, secondo vari gradi di fedeltà, a dipendenza degli obiettivi che si ponevano: maggiormente letterari o maggiormante documentari.
Per quanto concerne la fiaba europea, vanno assolutamente citate almeno tre opere : Lo cunto de li cunti, di Giambattista Basile; le Contes de ma mère l'Oye, di Charles Perrault;i Kinder und Hausmaerchen dei Fratelli Grimm.
Terza parte:
Proposte di utilizzo della fiaba per una didattica interculturale
Tra i vari tipi di narrazione, le fiabe si prestano in modo particolare ad un lavoro sull'intercultura. Essendo racconti di tradizione popolare trasmessi oralmente, le fiabe hanno trasmigrato nel tempo e nello spazio, attraversando le culture (sono interculturali per definizione) e dunque contengono elementi di universalità ed elementi di specificità. Ci aiutano a capire che l'incontro con l'altro è sempre fatto di questo dopppio: nell'altro riconosco aspetti che sono anche miei, nell'altro scopro aspetti che lo rendono diverso da me.
Sgombrato il campo dal pregiudizio secondo il quale per accostarsi a una cultura basta raccontare fiabe di quella cultura (e poi,ad esempio : "fiaba africana", ma di quale Africa?), proviamo, più modestamente ma anche più approfonditamente, a proporre cinque modalità di approccio alle fiabe nella prospettiva di una didattica dell'intercultura.
Sono state esaminate le seguenti modalità di approccio:
Una stessa fiaba, tante varianti in Europa: Analisi comparata della Bella Addormentata in Basile Perrault, Grimm.
Una stessa fiaba, tante varianti nel mondo: Cenerentola, di cui esistono più di 500 versioni.
Vengono prese in considerazione le versioni: irakena, vietnamita, cinese, kenyota. Negli aspetti superficiali ( abbigliamento, festa, ambientazioni) differiscono, negli aspetti profondi (sofferenza per l'ingiustizia subita, desiderio di essere amata,ecc.) sono identiche.
Lo stesso motivo in fiabe diverse:
-I bastoni dello Yeti ( Nepal), Tavolino apparecchiati e Sette in un colpo (Europa)
-Prezzemolina (Italia), Raperonzolo (Germania), Lungatreccia (Cina)
-Il lupo e la volpe (Europa), La iena e lo sciacallo (Africa).
Personaggi diversi con funzione uguale: I Jinn (Africa), i folletti (Europa), Coquena (Sudamerica), sono personaggi caratterizzati dalle dimensioni piccole, dalla connotazione magica,dalla funzione di aiutanti.
Personaggi uguali con funzione diversa: Vari animali, ad esempio lo sciacallo che ha connotazione positiva in varie narrazioni dell'Arica e dell'Asia.