Laboratori linguistici

Laboratori di italiano L2

La metodologia dell’intervento: il lavoro svolto nei laboratori mira inizialmente, con il supporto essenziale del mediatore linguistico e culturale, ad ampliare le competenze linguistiche, di codifica/decodifica e produzione dei messaggi a livello orale. Si sono quindi privilegiate situazioni comunicative e narrative. Il filo conduttore delle attività svolte è l’orientamento nella vita quotidiana, fatta di azioni ripetute e conosciute da ogni bambino.
Gli ambiti contestuali su cui si sviluppano le attività di apprendimento più formale della lingua italiana sono stati:

  • il corpo;
  • i momenti della giornata e le azioni quotidiane;
  • la scuola;
  • la casa;
  • i pasti e le abitudini alimentari (solo in parte);
  • il passare del tempo e delle stagioni (solo in parte).

Spesso le attività sono introdotte da racconti di fiabe divertenti e avvincenti che offrono spunti da approfondire successivamente (tra le più note: “I musicanti di Brema” e a breve: “L’incredibile storia di Lavinia”).
Per ogni ambito vengono affrontati temi ad essi relativi.
Prendendo come esempio il primo punto in elenco, il corpo, in questo contesto è possibile un approccio basato su attività manuali che permette di attuare quello che viene chiamato il Total Physical Response (giochi, imitazioni, movimenti che rispondono a richieste verbali che non implicano alcuna produzione orale in L2). I bambini, seguendo le indicazioni dell’insegnante, possono costruire dei “manichini” cartacei di dimensioni reali, possono “vestirli” e addobbarli, e solo in un secondo momento farli “parlare”, nel pieno rispetto della cosiddetta fase del silenzio. Con questo tipo di attività i bambini apprendono in modo passivo quei vocaboli legati alla realtà scolastica che ne aiutano l’inserimento, riconoscendo la verbalizzazione di azioni come: disegnare, tagliare, incollare, scrivere, prendere, ecc. Sempre in questo ambito possono prendere confidenza con quelle che sono “in italiano” le sensazioni che il corpo ci trasmette e le esigenze che ci troviamo a dover esprimere (Ho fame, posso mangiare?-Ho sete-Ho sonno- Ho mal di pancia- Mi fa male una mano-piuttosto che: Mi scappa la pipì- Posso andare in bagno?- e così via). Possiamo avere anche caldo o freddo e in base a questo vestirci di conseguenza: i bambini imparano a denominare gli abiti, a riconoscerne i colori e i materiali.
Questo è solo un esempio di come ogni ambito proposto venga investigato a fondo. Proporre un ambito di lavoro contestualizzato diventa essenziale perché quello di cui si parla diventi il più possibile “vicino” a quel che circonda il bambino, il che gli evita uno sforzo di rappresentazione spesso fuorviante e difficile da controllare.
Sulla base dei differenti contesti, in un secondo momento, vengono affrontati temi formali della grammatica della lingua italiana.
In ogni gruppo si presentano esigenze e livelli diversi, così come all’interno dei singoli gruppi. L’iter solitamente affrontato prevede che l’apprendente abbia la possibilità di riconoscere, all’interno del flusso di suoni che l’input gli propone, la struttura della frase italiana. Parallelamente al riconoscimento dei “protagonisti” della frase (SVO), si procede all’identificazione della morfologia essenziale: dell’articolo, del nome, del verbo. Lo studio delle concordanze è accompagnato solitamente dall’apprendimento del verbo nel tempo presente indicativo. Questo rimane per lungo tempo il solo tempo formalizzato. Sempre all’interno delle attività proposte si cerca di cogliere le particolarità dei suoni trascritti e quindi si inseriscono lavori di fonetica e fonologia.
Il primo tempo verbale che viene formalizzato per esprimere l’azione nel passato è il “passato prossimo”, il perfettivo per l’azione conclusa, mentre solo in un secondo tempo verrà introdotto il tempo del passato imperfettivo, l’imperfetto, dell’azione che continua. Questo è anche il tempo del racconto, dell’abitudine, della tradizione ed è a questo punto che si inserisce il lavoro essenziale del racconto autobiografico.
Questa attività è fondamentale perché si dia la possibilità al bambino che ha un vissuto di migrazione di potersi raccontare, di potersi confrontare con altri alunni, in un’ottica inter e trans-culturale, Anche a livello psicologico questo lavoro dovrebbe permettere al bambino di non cancellare, di non omologarsi ai compagni italiani, ma di riconoscere, ricordare e rispettare ed essere rispettato a livello culturale. Con questo si fa riferimento alla cultura con la c minuscola, quella di cui tutti siamo imperniati fin da prima della nostra nascita, quella che non può essere rimossa, fatta di fiabe, ninne nanne, sapori e odori. E’ così che si comincia a ripercorrere a ritroso i temi già affrontati in un’ottica di confronto, di presentazione di sé e di racconto (link:Video Ale) la famiglia, la casa, i cibi, il tempo, gli abiti, e così via. (Come si faceva nel tuo Paese? E a casa, ora, come fate?).
La Cooperativa , in base ai materiali del Dossier per l’accoglienza, stila relazioni dettagliate sulla situazione di ogni alunno seguito in tre momenti specifici: al suo arrivo, durante la frequenza del Laboratorio e quando si decide che il suo percorso in Laboratorio è concluso (pieno inserimento nella classe di appartenenza). Le relazioni solitamente si suddividono in paragrafi precisi che esaminano la situazione familiare, la situazione linguistica degli apprendenti (registrazioni e analisi dell’interlingua), la metodologia e i contenuti affrontati, gli obiettivi, i risultati e le conclusioni.

Beneficiari: alunni stranieri, insegnanti e classi di appartenenza.