Mediazione e intercultura
L'emigrazione è indubbiamente un'esperienza complessa, che investe in eguale misura sia la dimensione psico-soggettiva sia le relazioni sociali e culturali.
La migrazione, soprattutto da Paesi con culture molto diverse dal Paese che accoglie,
interrompe in un certo modo la precedente continuità ed impone nuovi adattamenti.
Le indagini sociologiche rilevano l'esistenza di vari approcci nell'incontro con l'altro.
Dal modello assimilazionista, che tende a cancellare la cultura di provenienza del migrante, a teorie della multiculturalità, fino ad approdare ai concetti di scambio e di evoluzione culturale comune, tipico dell'attuale tendenza interculturale.
Nella nostra esperienza il riconoscimento della centralità del soggetto porta al centro la persona, contratddistinta da una storia personale con le sue dinamiche relazionali e chiamata a rispondere di sè e delle proprie scelte. Il primo terreno della comunicazione è quello linguistico e d è naturale la neccessità della comicazione linguistica che nutre una concreta interazione tra persone, ma l'interazione non si traduce solo nell'uso di parole. Il vissuto precedente di queste persone ha carattestiche e motivazioni profondamente differentitra loro, ma un fattore comune è sicuramente la diffocoltà di integrarsi in una società diversa e distante culturalmente rispetto a quella d'origine. L'attuazione di servizi ai bambini e alle famiglie immigrate prospetta ai vari operatori sociali una serie di problemi, che si sommano pesantemente ad una progressiva carenza di risorse e ad un'opinione pubblica ambivalente non immune a volte , a manifestazioni di aperta ostilità. Chi lavora a contatto con gli immigrati (operatori, enti , istituzioni) sa che la relazione tra loro e la società d'arrivo non si esaurisce nella comunicazione verbale, ma rientra in un campo dalla natura socialmente ampia ed articolata.
Nasce così la riflessione sul concetto di mediazione, considerato strumento d'intervento ed approccio costruttivo nel dissipare le tensioni e i conflitti che possono nascere nei contesti lavorativi o di convivenza .
La mediazione linguistica culturale diventa lo strumento concreto , spesso invocato dagli operatori in difficoltà, una presenza che accompagna, sostiene, interroga l'operatore nel proprio lavoro con gli utenti stranieri, uno specchio che aiuta a cogliere la cultura nel suo divenire, nel suo manifestarsi nel lavoro, nelle relazioni. La mediazione linguistico culturale rende così più agevole la comunicazione tra soggetti appartenenti a differenti universi linguistici e culturali e aiuta a superare gli ostacoli comunicativi verbali e non verbali a favore della conoscenza reciproca dei rispettivi codici e sistemi valoriali, porge aiuto nella risoluzione dei conflitti tra famiglia straniera immigrata e la società che accoglie.
La mediazione comprende in sè un processo di cambiamento in cui l'integrazione avviene attraverso l'elaborazione di norme condivise.é importante inoltre,l'azione di formazione rivolta ai nativi e agli operatori dei servizi sulle dialettiche, i codici culturali e religiosi, cui gli immigrati fanno riferimento.
Chi è il Mediatore Linguistico Culturale?
Il mediatore linguistico culturale è una nuova figura professionale, con un alto livello culturale, parla diverse lingue e si comporta in base a precisi principi deontologici.
Straniero egli stesso, facilita l'inserimento dei cittadini stranieri nel nel contesto sociale italiano, esercitando la funzione di tramite tra i bisogni dei migranti e le risposte offerte dai servizi pubblici. è un professionista che opera nel rispetto della neutralità, del segreto professionale. Provenendo dagli stessi paesi d'origine dei migranti, i mediatori assicuranointervento non solo di interpretariato linguistico, ma anche di orientamento culturale. Per stabilire un vero dialogo fra utenti stranieri e operatori dei servizi, oltre alla traduzione delle parole, è necessaria una decodifica delle idee e dei comportamenti. Ogni lingua infatti veicola messaggi, valori e credenze che sono elementi costitutivi della comunicazione: la loro corretta interpretazione è alla base di un efficiente dialogo . Il mediatore linguistico culturale è agente attivo della comunicazione con cui si promuove e si concretizza una politica sociale che cerca di garantire a tutti la possibilità di espressione e la perpetuazione delle identità culturali , non è nè destinatario nè emittente del dialogo, non è supplente di uno dei due partecipanti in gioco.
Scopo fondamentale del Mediatore Linguistico Culturale è rimuovere gli ostacoli culturali e infarcire i gap linguistici-comunicativi delle istanze relative alla cultura. La professione del Mediatore Linguistico Culturale (MCL) richiede che si possiedano alcune competenze e qualifiche specifiche quali:
- Un vissuto migratorio che permetta di stabilire l'empatia emotiva e culturale necessaria perchè si costituisca la relazione nella comunicazione tra MCL e, utente e operatore
- Alte competenze linguistiche nella propria lingua madre sia scritta sia orale (conoscenza che può essere perduta se si è lasciato il proprio paese di origine da molto tempo), e un ottimo aggiornamento sui cambiamenti socio-politici e culturali del proprio paese.
- Attitudine all'ascolto e capacità di immedesimazione nel punto di vista altrui
- Alte competenze relazionali
- Livello di istruzione elevato
- Un'ottima conoscenza della realtà italiana nella quale il MLC opera
- Alto livello di conoscenza della lingua italiana
- Profonda conoscenza dei servizi o dei settori in cui opera
- Seguire un percorso formativo indirizzato in Tecniche della Mediazione Linguistico Culturale.
Possiamo inoltre individuare le seguenti caratteristiche personali tipiche di un Buon Mediatore.
- Conoscere le sensibilità culturali
- Mettersi nei panni dell'altro
- L'ascolto attivo (che presuppone il pensare che è chi ascolta a determinare il significato dell'enunciato.)
- La consapevolezza emozionale.
I NOSTRI MLC SONO FORMATI AD OPERARE:
- Nelle istituzioni pubbliche (Comuni della provincia; servizi sociali ecc.)
- Nell'istruzione (scuole di ogni ordine e grado)
- Negli uffici stranieri della pubblica sicurezza
- Negli uffici per l'immigrazione e presso gli sportelli per il pubblico degli enti locali
- Nel settore sanitario (Ospedali, consultori, ambulatori, pronto soccorso)
- Nei centri di accoglienza
- Nelle aziende e servizi commerciali che prevedono la presenza di stranieri
- A fianco delle associazioni di volontariato che si occupano di stranieri.
IL MLC PRESSO I SUDDETTI SERVIZI , DEVE FONDAMENTALMENTE:
- Facilitare la comunicazione e il processo di integrazione
- Facilitare l'insegnamento dell'italiano
- Interpretare
- Accompagnare l'utente
- Tradurre
- Ascoltare
- Decodificare
- Filtrare la comunicazione tra il servizio e l'immigrato
- Sostenere
- Informare
- Negoziare
- Orientare
- Aiutare
- Funzionare come interprete sociale (una figura che attua la traduzione facilitando la comunicazione e la veicolazione tra l'operatore del servizio e l'utente.)
Ai mediatori linguistico culturali viene richiesta una notevole flessibilità, in quanto essi sono chiamati in causa negli ambienti ed istituzioni diversi , rafforzando in questo modo le proprie competenze trasversali.
Secondo una delle ultime indagini condotte dal Cisp (Comitato Nazionale per lo sviluppo dei popoli) in Italia il numero dei MLC e le richieste della loro prestazione lavorativa sono in continua crescita, soprattutto come operatori nel terzo settore.